L’economia pratica di Lotito: “Così ho salvato la mia Lazio” (Il Messaggero)
di MARCO GIULIANELLI
Come ho salvato la mia Lazio. Non è il titolo del nuovo libro di Claudio Lotito, presidente (mi raccomando, non chiamatelo patron, sennò si arrabbia) della Lazio, bensì il tema che ha contraddistinto l’incontro sulla “governance” che ha coinvolto ieri mattina il massimo dirigente laziale e gli studenti della facoltà di Economia dell’università della Tuscia.
Una lezione di economia pratica, come ha tenuto a precisare Lotito, «visto che quella teorica i vostri docenti la insegnano molto meglio di me», che si è svolta in un clima di interesse generale, con la folta platea stregata non si sa bene se dalla grande dialettica del presidente che ha rivendicato l’importanza dello sport per i giovani: «Sogno che lo sport, quello vero, di Abebe Bikila (maratoneta etiope che vinse, a piedi scalzi, le olimpiadi di Roma del ’60, ndr), diventi punto di riferimento per i giovani», o meglio ancora dal racconto della rinascita della sua società: «Tornata in vita dopo un periodo di coma irreversibile».
Numeri alla mano il miracolo c’è e si può anche vedere: «Appena arrivato, nel luglio del 2004 - spiega Lotito - la situazione era disastrosa: debiti da oltre cinquecento milioni di euro, e un quadro globale per nulla confortante, addirittura peggiore della situazione attuale di Alitalia». Innovazioni, tagli di spese e perseveranza, e i primi risultati sono arrivati: «La prima cosa fatta, dopo il mio arrivo, sono stati - spiega - i tagli agli emolumenti dei membri del consiglio di amministrazione. Poi siamo passati a eliminare tutti gli sprechi, cercando di fare il maggior numero di cose con le nostre sole forze». Sicuramente il cambiamento più grande è stato quello gestionale: «L’acquisizione di un sistema di gestione autoristico - prosegue - con la nascita di due organi interni, uno di gestione e uno di controllo (primo esempio in Italia) è stato il fattore che ci ha permesso di risollevare la nostra azienda. Senza una operazione di “governance” granitica, la vittoria non sarebbe arrivata». Cambio di gestione si, ma non si parli di gestione assolutistica: «Sento parlare di un Lotito tutto fare: non è assolutamente vero - prosegue - perché ho cinque organi di controllo che valutano il mio operato. Un operato di tutto rispetto che in pochi anni ha portato la Lazio a sostenersi con il suo cash flow (per tutti: flusso di cassa, o meglio ancora, liquidità per le spese a breve termine) senza aggrapparsi ad alcuna banca».
Tra una citazione e l’altra si è passati poi a parlare dell’operazione fisco, che ha permesso alla Lazio di spalmare le tasse su ventiquattro anni: «Come un buon padre di famiglia ho fatto gli interessi della mia società, visto che non faccio parte né della folta schiera degli imprenditori italiani e nemmeno di quella dei magnager. Ho solo utilizzato una legge già pre-esistente. Anche perché - termina - per il fisco penso sia meglio prendere questi soldi a rate che non prenderli più per niente». Come dargli torto?