C’è solo la Coppa (Il Messaggero)

di GABRIELE DE BARI

PARMA - Primo tempo di calcio vero, ripresa di pura accademia, con la voglia di superarsi rimasta negli spogliatoi. Pari giusto, prevedibile, anche divertente se vogliamo, che serve poco a entrambe le squadre. Il Parma galleggia appena un punto sopra la linea pericolosa, la Lazio vivacchia nell’anonimato di metà classifica e mette in archivio le residue speranze di agganciare la zona-Uefa. Partita cominciata in un clima surreale e di profonda tristezza, condizionata dalla scomparsa del tifoso emiliano Matteo, e segnata in campo dalle amnesie delle difese, in particolare nella prima parte. Lo zibaldone di Delio Rossi manda in tilt il reparto arretrato della Lazio, apparso fragile, traballante, privo della necessaria personalità e sempre impacciato ogni qualvolta è chiamato a fronteggiare situazioni difficili.
Il tecnico, a sorpresa, rilancia Muslera, bravo a guadagnarsi lo stipendio con un paio di buoni interventi che tengono a galla la squadra, dopo il vantaggio di Budan. Riporta Behrami a fare il terzino destro, inserisce Kolarov a sinistra e schiera l’inedita coppia centrale Radu-Cribari per l’indisponibilità di Siviglia. Rivoluzione che si dimostra fallimentare: gli esterni non chiudono quasi mai, con la dovuta tempestività, i centrali sbagliano i movimenti e sono sempre in ambasce. Il vantaggio parmense è lo specchio di come la retroguardia biancoceleste appaia inadeguata e Budan può tranquillamente farla a fette, prima di battere Muslera. Kolarov sbaglia troppo come difensore e non si vede mai in fase di spinta, Radu viene sistematicamente anticipato di testa da Corradi, Behrami è arruffone, Cribari va spesso fuori misura. Rossi, dopo un’ora di sofferenza, inserisce Rozehnal per dare centimetri alla difesa, poi anche Zauri per garantire maggiore esperienza quando Behrami si fa male. Però i risultati sono impalpabili, anche perché Muslera mostra la corda in un paio di uscite avventate.
Con questo panorama il pareggio rappresenta un buon risultato, pur restando il grande rammarico di non aver sfruttato le due reti segnate fuori casa. I biancocelesti che interpretano la sfida nel modo giusto sono pochi. A centrocampo Mudingayi contrasta, pressa, lotta e recupera palloni fino all’ultimo. Decisamente una prestazione di assoluta sostanza, da migliore in campo. Anche l’altro rientrante Mutarelli fa pienamente il proprio dovere in fase di contenimento, impreziosendo la prova con il passaggio a Pandev in occasione dell’1-1. Ledesma, invece, non riesce a fornire il solito supporto geometrico e di fantasia nell’impostazione della manovra. Poco sorretto dagli esterni, poco mobili le punte per dettare passaggi importanti. L’argentino si limita quindi al solito lavoro di interdizione. Il capitano Rocchi appare in giornata no: mai un guizzo, mai un tiro, una partita vissuta a rimorchio, assolutamente anonima. Pandev segna e impegna Bucci, Bianchi sfodera un solo acuto, ma che acuto, con quel gol da applausi.
Il Parma prende subito di petto la gara e segna non appena la Curva termina il silenzio per commemorare Matteo. Lo svantaggio scuote la Lazio che finalmente esce dal torpore, comincia a giocare con maggior determinazione fino a meritare il pareggio grazie a un bel numero del macedone: dodicesimo centro in campionato e record personale migliorato. La prodezza di Bianchi fa pensare che, dopo quasi 6 mesi, la Lazio possa vincere in trasferta. L’illusione, però, evapora dopo soli 5 minuti. Errore di Behrami e punizione sulla quale svetta l’ariete Paci, abile nell’anticipare tutti e firmare il definitivo pareggio. Un applauso all’onestà di Luca Bucci. Il longevo portiere emiliano, accortosi dell’evidente errore dell’arbitro e del guardalinee, signora Cini, nel non concedere un solare corner alla Lazio nel finale di gara, indugia con la palla in mano cercando far cambiare idea a Trefoloni, tra l’incredulità e la disapprovazione dei compagni di squadra. Non riesce nell’impresa, ma tanti complimenti.