“Un grande uomo, non può fare l’allenatore” (Il Messaggero)
ROMA - «Lo vidi una volta sola. Giocava nella Primavera del Bologna a Modena, era una domenica mattina dell’85. Andai dal presidente e gli dissi: “Questo Ballotta prendiamolo subito, non facciamocelo scappare”». L’allenatore che ha lanciato quel portierino di 21 anni in C/1 con la maglia gialloblù si chiama Luigi Mascalaito. Ora ha 67 anni e fa il “montanaro” vicino Folgaria, in Trentino. Ma gli appassionati di una certa età lo ricorderanno, coi baffoni, compagno di Pizzaballa, Mascetti e Zigoni, un libero vecchio stampo nel Verona degli anni ’70 (ma era stato anche nell’Inter). Per un po’ ha fatto l’allenatore, appunto, fra le Marche e la Toscana (ha chiuso nel Prato), ma il meglio lo diede proprio a Modena, con una squadra che allora contava fra l’altro su Piraccini, Piacentini, ex Roma, e Frutti.
«Seguo ancora il calcio, ci mancherebbe - risponde al telefono - ma quando seguo la Lazio il cuore batte solo per lui, per Ballotta. Di lui mi ha sempre colpito la tranquillità interiore, la disinvoltura nel fare le cose. Ricordo che da ragazzo m’impressionò per la capacità nelle uscite alte. Il suo segreto? Era ed è rimasto un grande atleta, questo spiega la sua longevità. Anzi, ha avuto meno di quello che avrebbe meritato per il suo equilibrio, le sue doti di piazzamento, la reattività. Non ci sentiamo da anni ma sono certo che se c’incontrassimo sarebbe come essersi lasciati ieri, sento con lui una grande affinità. Ha una disponibilità, un’umanità fuori dal comune. Per questo non credo che farà l’allenatore, ci vuole un pelo sullo stomaco che Marco non ha. Ma se decidesse d’insegnare ai giovani i segreti di un portiere sarebbe perfetto. Non a caso fra i pali non ci sarà mai uno così completo per così lungo tempo».
V. Cerr.