Delio è il futuro, al di là del contratto (Il Messaggero)

ROMA - Adesso non scherziamo. Niente tormentoni, equivoci, gaffes, messaggi criptici, tentennamenti, faciloneria. Delio Rossi è e deve restare l’allenatore della Lazio. E non basta che Lotito dica: “Che problema c’è? Ha un contratto fino a giugno 2009”. Non basta perché un tecnico non si può tenere a forza, se si disamora se ne va, si dimette, cambia aria. E Rossi, come ha dimostrato pretendendo di tornare a parlare e biasimando il silenzio imposto dalla società («Ero contrario, non serviva a niente»), ha il suo carattere, il suo orgoglio, e non può essere trattato da comune dipendente. Meglio dirlo adesso. I progetti si fanno insieme e vanno portati avanti: ogni promessa mantenuta, senza aspettare che si rompa un fax col mercato in chiusura.
Rossi conosce i giocatori, molti li ha scelti, alcuni li ha allevati, altri li ha plasmati. Ha avuto contestazioni nello spogliatoio, le ha superate con pazienza. Non è un vendicativo, non si libererà dei riottosi perché riconosce le loro ragioni: panchina e tribuna non fanno piacere. La rosa va snellita e rinforzata. Sa che qualcuno non considera la Lazio come punto d’arrivo, piuttosto questa esperienza come rampa di lancio professionale. Bisognerà coinvolgerlo in un progetto più ambizioso o magari lasciarlo andare comunque. Ma sostituendolo a dovere. Con il ds Sabatini, il tecnico lavora in sintonia, sono amici, non accetterà di perderlo: anche questa è una voce che gira e va stoppata. Coi fatti, non a parole. Rossi ha dimostrato col suo entusiasmo contagioso, con la sua ironica serietà, che laziale si può non nascere ma sicuramente si può diventarlo. Guai se fosse questa, visti i precedenti, la vera discriminante.
V. Cerr.