Dabo ci mancava (Il Messaggero)

di GABRIELE DE BARI

ROMA - Un anno e mezzo lontano dalla Lazio non gli hanno fatto dimenticare lo spartito di Delio Rossi. Ousmane Dabo si è ripreso lo scettro del centrocampo, con la classe e la personalità dei grandi calciatori, deciso a riconquistare l’affetto di quella tifoseria che aveva lasciato per tentare l’avventura in Premier League. L’esperienza inglese, però, ha riservato più amarezze che soddisfazioni al francese tanto che ha cominciato ad avvertire la nostalgia di Roma e della Lazio. Così, sulla scorta di alcune richieste arrivate dalla Francia e dalla Germania, ha deciso di cambiare nuovamente gli orizzonti della sua carriera. Poi, all’improvviso, la telefonata della Lazio: «Se vuoi, proviamo a farti tornare». Dal quel momento è diventata una questione fra Dabo e il Manchester City, il club al quale era legato fino al 2009.
Trovato l’accordo con la società inglese, Dabo ha dato la propria disponibilità alla Lazio e, dopo aver preso dal Manchester una liquidazione per rescindere il contratto, si è accordato con Lotito per il minimo salariale fino a giugno. Praticamente appena 10 mila euro netti… Poi un nuovo contratto fino al 2010, a una cifra comunque nell’ambito dei parametri societari fissati dal presidente. Nelle prime partite Dabo ha scontato una certa ruggine fisica accumulata, giocando ben al di sotto delle possibilita. Ma Rossi, dopo averlo tenuto un po’ fuori, l’ha ripresentato al meglio della condizione e il centrocampista ha fugato anche i piccoli dubbi coltivati dal tecnico sulla tenuta atletica. Adesso il francese è diventato il faro del reparto e, con il suo rendimento, è cresciuto anche quello di Ledesma. L’argentino si può dedicare soprattutto a schermare la difesa, mentre Dabo può pensare a riproporre il gioco. Due mediani e due registi allo stesso tempo: una grande trovata tattica di Rossi.
Contro l’Inter ha disputato la partita numero 200 in serie A ed è uscito rammaricato per non aver festeggiato con il gol: colpa della bravura di Julio Cesar, nel primo tempo, e della traversa, nella ripresa. Da ex nerazzurro ci teneva tanto a rovinare la serata all’Inter, comunque è risultato il migliore in campo. E, all’Inter, si sono pentiti di aver preso il costoso Maniche e non Dabo, nel mercato di gennaio. Ugualmente una bella rivincita per il centrocampista laziale che, a 31 anni, sta vivendo una seconda giovinezza. In Italia ha esordito proprio nell’Inter, poi ha giocato nel Vicenza, Parma, quindi una breve parentesi al Monaco prima di tornare in Italia con la maglia dell’Atalanta. Alla Lazio è arrivato nel 2003 e nel 2006 è andato in Inghilterra. In totale, con la maglia biancoceleste, ha giocato 106 partite, con 3 gol.
Duecento presenze in A rappresentano comunque un traguardo importante per qualsiasi calciatore professionista. Ousmane Dabo, oltre alle sue qualità tecniche, ha portato nello spogliatoio anche un fattore positivo a livello psicologico, reintegrandosi subito con i vecchi compagni e amici. Nel rapporto costo-qualità, l’acquisto di Dabo e quello di Radu sono stati i più indovinati del mese di gennaio. Il francese perché è subito diventato un punto di forza della squadra, soffiando il posto a Mudingayi, il rumeno perché, considerata la giovane età, ha interessanti prospettive di carriera davanti. Ma gli applausi dell’Olimpico, nella notte di sabato, sono stati soprattutto per Dabo. Riconoscenti e meritati.