L’involuzione dell’Inter, la serietà della Lazio (CorrieredelloSport.it)

di Stefano Agresti

Il sabato dello scudetto - e dei veleni - lascia tutto com’era: Inter e Roma pareggiano, en­trambe per 1- 1, e i ne­razzurri restano a più quattro. Può dunque es­sere felice Mancini, che ha conservato lo stesso vantaggio sugli insegui­tori con una giornata in meno alla fine del cam­pionato? Decisamente no, perché l’Inter vista ieri all’Olimpico è una squadra in clamorosa difficoltà, sia fisica che mentale: con il calenda­rio che l’attende, se vuo­le conquistare lo scudet­to deve per forza miglio­rare. Resta un mistero questa involuzione ne­razzurra: com’è possibi­le che una corazzata inarrestabile si sia tra­sformata in un qualcosa di simile a un’armata Brancaleone? Bisogne­rebbe chiamare a rac­colta psicologi e medici di fama, per avere una risposta. E non baste­rebbero.

Ciò premesso, merita di essere sottolineata la dimostrazione di assolu­ta serietà fornita dalla Lazio, alla faccia di una settimana di polemiche e illazioni. Anche se è naturale e ovvio - direm­mo umano - che l’am­biente biancoceleste non veda di buon occhio la ri­monta verso il vertice della Roma, ieri tutti hanno dato il massimo per battere l’Inter: l’al­lenatore, i calciatori, i tifosi. Ciascuno ha pensa­to soltanto alla Lazio, fa­cendo molto bene la pro­pria parte, e alla fine sol­tanto per caso (due tra­verse) i biancocelesti non hanno piegato anche la capolista, dopo avere vinto il derby.

La Roma, in attesa del Manchester, avrebbe po­tuto avvicinare l’Inter se solo avesse sfruttato una delle mille occasioni create a Cagliari, contro una squadra in splendi­da salute. Ma Spalletti ha ragione a essere sod­disfatto, perché - pur non vincendo - ha avuto la conferma che il suo gruppo è vivo, nonostan­te molte assenze e la po­tenziale distrazione rap­presentata dalla Cham­pions League.

Ci attende un finale tutto da godere, insom­ma. Uno sprint del quale sarà protagonista anche la Juventus, che stasera potrebbe trovarsi a quat­tro punti dal secondo po­sto della Roma e a otto dal primo dell’Inter. Per carità, sognare oggi lo scudetto sarebbe troppo anche per il più ottimi­sta dei bianconeri, ma certamente la squadra di Ranieri ha una moti­vazione in più per conti­nuare a correre: non de­ve solo guardarsi le spal­le, ma può anche osser­vare con fiducia davanti a sé. E chissà che tra un paio di settimane non scopra di avere l’Inter un po’ più vicina.